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Come spiegare a parole cosa è stato questo primo Digitalklive? Ce lo siamo chiesti durante questa settimana, lasciando passare un po’ di tempo e lasciando sedimentare le emozioni. Proprio per questo ci siamo presi il lusso di rispondere singolarmente, perché di parole ne avevamo tante, ognuno di noi aveva le sue, dalla sua visuale in soggettiva.

Di parole ce ne sarebbero tante, appunto: evento, amicizie, rapporti, contenuti, trending topic
Abbiamo fatto una bella cosa, una cosa di cui si è parlato tanto. Ma prima di passare alle parole, siccome le parole sono tante, abbiamo deciso di dare anche un po’ di numeri, per aiutare chi c’era e chi no a inquadrare meglio cosa è successo.

Partiamo da un dato numerico secco: gli hashtag #websucarta e #digitalklive, nella giornata dell’8 aprile 2016, sono stati rispettivamente il secondo e il quarto a livello nazionale. È sicuramente un risultato di cui andare fieri.

digitalklive report

Di noi ha parlato praticamente mezzo Twitter italiano, ma il merito più grande va ai nostri instancabili guerrieri, i nostri hashtaggatori folli, che ci hanno portato nell’olimpo della socialsfera italica.

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In sala sono state presenti più di 200 persone che ci hanno ascoltato per tutta la durata degli interventi: per quasi tre ore nessuno si è alzato, nessun via vai noioso, di quello tipico degli eventi mondani. Tutti erano lì, tutti ci hanno sentito, quasi tutti si sono trattenuti fino alla fine dell’intervento di Matteo, che sicuramente era il più atteso della giornata.

Ma come si è parlato di Digitalklive sui social?

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Beh, sicuramente in modo positivo. Il sentiment generale, quindi, ci conferma quanto in cuor nostro speravamo: Digitalklive è stato un successo per noi, sia a livello personale quanto a livello di gruppo.

Ma ora basta numeri, vediamo come l’abbiamo vissuta, dai nostri punti di vista personali.

Matteo Pogliani

Fatemi essere onesto e, raro che sia, umile. Quando ad Aprile 2015 ha iniziato a palesarsi nella mia testolina l’insana idea di scrivere un libro (provateci voi tra lavoro ed una bimba di 8 mesi!) non poteva certamente immaginare cosa mi avrebbe portato.

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Sì, certo, sapevo (o almeno speravo) sarebbe stata una spinta importante per il mio lavoro, il personal branding, la reputazione lato lavoro. Ma, ad un anno di distanza da quei giorni, posso chiaramente dire che non ero andato neanche vicino alla realtà, neanche nelle mie più rosee aspettative.

Per tema e tempo a disposizione mi soffermerò solo sull’ultimo “frutto” del libro, quello stratosferico evento (fatemi tornare sprezzante, sono pur sempre io) del #digitalklive. Fa impressione, ancora a mente fredda, l’idea di aver dato vita, insieme a grandi amici come Francesco (Ambrosino), Federico (Simonetti), Ludovica (De Luca), Roberto (Gerosa) e Valentina (Sala), ad un momento di alta formazione digitale capace di convogliare più di 200 persone. Ma vi dico di più. Tante di quelle persone si sono “sparate” ore di viaggio pur di non mancare (addirittura da Catania).

Un momento il #digitalklive che mi ha confermato ancora una volta, quanto sia potente il “far gruppo”, il lavorare insieme per un obiettivo comune. Un qualcosa che per me è ovvio, ma che stenta ancora ad essere normalità nel web di casa nostra, troppo concentrato su interessi personali ed egoismi.

Proprio per questo voglio ringraziare i miei compagni di viaggio, perché hanno messo da parte l’IO per abbracciare il NOI, sostenendosi l’un l’altro, come fa un vero team. Questione di sinergia, quella risorsa che può far nascere progetti rari e preziosi, progetti che davvero possano crescere ed essere di valore per tutti.

Ultima, ma non meno importante, la volontà di formazione di qualità che i professionisti del web sentono come necessità primaria. Lo dimostrano le presenza al #digitalklive, le domande dopo gli interventi, l’altissimo engagement e sentiment che i social hanno palesato.

Tanta, troppa fuffa in “cuggini style” impera nel digital di casa nostra, ma c’è il desiderio di superare questa limitazione, un desiderio che è nostro dovere assecondare.

Che altro dire se non un enorme grazie… grazie a chi ci ha sostenuto, chi ci ha seguito e anche a chi, un poco, ci ha remato contro (servono più degli amici).

Noi ci abbiamo provato dando un segnale. Adesso tocca anche agli altri raccoglierlo.

Federico Simonetti

Roma per me è una piazza strana: la amo con forza, ma riconosco che è sempre un limite fare una cosa nella Capitale che venga bene, che raccolga consensi, che mi faccia sentire soddisfatto.

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Organizzando questa giornata, già dalle prime difficoltà, molti amici e colleghi mi avevano detto “ma chi te lo fa fare”, “tanto non verrà nessuno”, “vi state sbattendo troppo” – seguite da una pletora di consigli (richiesti e non) sull’opportunità del luogo e degli orari.

Organizzare qualcosa di bello a Roma è difficile, e se non fosse stato per Francesco avrei gettato la spugna (anziché passarla a lui). Però quel “chi te lo fa fare”, prima e dopo quest’evento, mi è risuonato sempre nella testa.

Non sono mai stato un tipo socievole, non ho mai amato i tipi troppo popolari. Non ho mai voluto esserlo. Sono sempre stato troppo defilato per essere un amico di tutti. Sono sempre stato il tizio che, a una festa, se ne sta contro il muro a bere una birra, a guardare gli altri che si divertono.

Eppure, quello che mi ha spinto a fare Digitalklive, e che ancora adesso mi fa stare bene al pensiero di averlo fatto e di collaborare ancora con queste persone straordinarie, è proprio la forza di un legame d’affetto con tutta una comunità: quella di appassionati del digital, colleghi varie, facce sul libro della vita e dei Social che non avevo mai collegato a corpi.

La voglia di vedere, di conoscere queste persone che ho sempre ammirato e seguito (magari un po’ defilato, come sempre) mi ha spinto a fare questa cosa. Questa bella cosa. Questa meravigliosa cosa.

Ho avuto il piacere di conoscere finalmente Matteo e Ludovica che seguivo da tempo. Di conoscere Roberto e Valentina che mi hanno impressionato con la loro professionalità.

Ma Digitalklive è stata un’esperienza pazzesca, perché mi ha fatto collegare corpi a facce che erano davanti a me – che ascoltavano me, quello che avevo da dire – malgrado per me fossero persone veramente brave nel loro mestiere: Bernardo, Flavius, Simone… gente che conoscevo magari solo dal nickname, ma che per me erano troppo alti e scollegati per essere interessati alle cazzate che dico.

Infine, questa bellissima esperienza è stata una sorta di matrimonio laico (e asessuato) tra me e Francesco: se lui e Matteo sono i due Messeri della comunicazione, io e lui siamo definitivamente i Totò e Peppino del digital marketing.

Valentina Sala

E’ passata più di una settimana, dicono.
Di già?! Così poco?! penso io.

In effetti le emozioni che nascono al solo pensiero di cosa abbiamo fatto sono contrastanti: sembra ieri, perché ho ancora addosso il sorriso e l’energia delle persone incontrate, dei complimenti ricevuti, ma soprattutto della sensazione di essere stata utile.

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Sembra passato un secolo perché il turbine di messaggi, condivisioni, richieste, idee che continuano a crescere mi fa sentire parte di questo gruppo da moltissimo tempo.

Digitalklive per me è riassumibile in una parola: potenza.

Potenza delle idee: la storia di come è nato digitalklive ve l’abbiamo già raccontata. Roberto ha un’idea e la realizza inviando un semplice messaggio privato su Facebook.

Mi è capitato molte volte di voler fare, ma di fermarmi per paure stupide o mancanza di convinzione. E mi sono sempre mangiata le mani.

Se vuoi fare una cosa, buttati. Il primo passo è sempre il più importante.

Potenza della rete: intesa come mezzo di comunicazione che abbatte le distanze, ma anche come tessuto di relazioni strette, basate sulla fiducia.

Le persone che hanno partecipato si sono fidate di noi, tanto da spostarsi per centinaia di chilometri. Competenze diverse, diversi modi di comunicare e vedere il digitale, diversi punti di vista che uniti insieme danno un risultato mille volte superiore a quello che ognuno di noi avrebbe potuto fare singolarmente.

Potenza della stretta di mano: niente consolida di più un rapporto che una stretta di mano, un abbraccio, una pacca sulla spalla. Guardarsi dritti negli occhi, ridere insieme, vivere le stesse emozioni e non controllare ogni 2 minuti il cellulare.

L’incontro che da virtuale diventa reale, si consolida e si fortifica.

Francesco, Ludovica, Federico, Matteo, Roberto, Cora, Mery, Marco, Rita, Flavius, Fabio, Valentina, Bernardo, Annette e tutti gli altri con cui ho potuto parlare, ora non sono più semplici “contatti”, ma voci, occhi, parole dette, ricordi. E questo è quello che conta di più. (Monia io e te ci rifaremo, non ti preoccupare!)

Insomma, mi auguro che ci siano tanti altri incontri come questo. E mi auguro che la spontaneità e l’assenza di sovrastrutture resti il nostro marchio distintivo.

Quindi ripeto il mio grazie ai miei compagni e a tutti quelli che ci hanno creduto. E’ stato davvero bellissimo e mi ha aiutata a vivere meglio un momento molto complesso.

Lasciatemi dire un’ultima cosa: vedere #kpi nei trending topic di Roma non ha prezzo ;P

Ludovica De Luca

Ricordi quando avevi appena 4 o 5 anni, eri un piccolo nanetto forse un po’ spavaldo o forse un po’ timido e osservavi quell’aggeggio grande e grosso che camminava su due ruote, si muoveva con due pedali e ospitava un sellino striminzito?

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Ecco, puoi esser stato un nanetto timido oppure spavaldo, comunque sia l’inspiegabile sensazione di timore e di reverenza di fronte a quella misteriosa bicicletta di sicuro l’avrai provata anche tu!

Eccomi, è proprio così che mi son sentita l’8 aprile, microfono in mano e attenti occhi puntati su di me.

I primi due minuti dello speech sono stati di panico totale, non te lo nascondo. Se c’eri probabilmente lo avrai notato. Devi sapere che io avevo una fobia, una paura davvero tanto grande e limitante: parlare in pubblico.

Eppure, era giunto (finalmente) il momento di affrontarla. E di superarla. Così, tenuta a bada l’intensa emozione iniziale, la voglia di comunicare ha avuto la meglio.

Devo ancora ben metabolizzare quanto è successo, ma so bene dove e cosa ho da migliorare. Quel che è certo, però, è che le emozioni sono state tutte meravigliose, come lo è stato l’entusiasmo di chi ci è stato, l’affetto dimostratoci e il sostegno dei miei amici e compagni di avventura, professionisti che stimo e persone di cui mi fido.

Riusciremo ad organizzare un altro #DigiTalkLive all’insegna della formazione, degli abbracci e dell’affetto? Chissà, noi lo speriamo! 🙂

Francesco Ambrosino

Dal momento in cui ho proposto di fare un evento dal vivo al giorno in cui mi sono ritrovato nella sala di DoLab davanti a più di 200 persone la mia vita è stata come un giro sulle montagne russe, perché le emozioni sono state contrastanti. L’entusiasmo un po’ ingenuo iniziale ha lasciato il posto alle rotture di palle, che non mancano mai, per poi far tornare protagoniste le emozioni positive, e a quasi due settimane di distanza mi rendo conto di non aver ancora completato il mio giro, ho inserito un gettone che non perde valore.

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Sono ancora sotto shock, ho difficoltà ad analizzare correttamente l’esperienza che ho vissuto e condiviso con persone meravigliose, sia i miei compagni di avventura che i partecipanti.

Quello che so è che sono molto (ma proprio tanto!) soddisfatto di come sia andato l’evento, sono felicissimo dei feedback che ho registrato fino ad ora, e anche orgoglioso di aver contribuito a costruire qualcosa che ha alla base i rapporti umani.

C’è un però, come sempre d’altronde.

Citando Mr Brooks di Dawson’s Creek:

“Per ogni pezzo di felicità c’è anche un pezzo di infelicità.. se non li racconti entrambi non racconti tutta la storia”.

Visto che voglio essere onesto con te che mi leggi, con i miei amici e con chi è venuto all’evento, ci tengo a dire che non sono totalmente soddisfatto di me all’evento, perché l’ho vissuto più come organizzatore che come protagonista e relatore, e l’intervento che ho fatto non rispecchia i miei standard.

Detto questo, rifarei questa esperienza altre mille volte, probabilmente senza cambiare una virgola, o forse solo quelle cose che mi hanno generato stress e che, ça va sans dire, non dipendevano da me né dai miei compagni.

E’ andata, ed è andata alla grande, e sono felicissimo di questa esperienza. Grazie a tutti!

Roberto Gerosa

Quando devo parlare in pubblico mi agito. Eppure, in occasione del Digitalklive, mi sentivo perfettamente a mio agio. Nessuna camomilla prima dell’evento, niente fiori di Bach per calmare l’ansia, niente medicinali e neanche una birretta.

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Mi sono chiesto come mai ed ho trovato la risposta subito, appena ho incontrato i primi amici a Roma.

Amici. È questa la risposta.

Non ero agitato perché davanti e vicino a me ero circondato da amici, conoscenti, da persone che non conoscevo e che non erano presenti per giudicare, per criticare, per appesantire la giornata.

La leggerezza del Digitalklive (anche il gruppo su Telegram ha come sottotitolo “Digital Marketing e leggerezza”), da non confondere con superficialità, ha creato la “magia”, l’atmosfera che volevamo ottenere.

Avevamo detto niente guru giusto? Avevamo detto niente discorsi auto referenziali? Volevamo parlare di Case History, di strumenti utili che possono servire, di strategie da adottare. Niente professoroni, solo esperienze da condividere.

Credo che la promessa sia stata mantenuta.

Quando lunedì sono tornato al lavoro e ho riletto tutte le notifiche (almeno ho provato a farlo, erano tantissime), ho sentito ancora un forte entusiasmo, sia il mio, sia quello dei partecipanti. Perché siamo stati tutti protagonisti. Il confine tra platea e relatori era praticamente assente e lo si vive ancora nel gruppo di Facebook e di Telegram.

Questo entusiasmo lo conservo per i momenti di crisi, perchè ricordiamolo, il nostro lavoro non è tutto oro che luccica come i soliti esaltati del web vogliono farci credere.

Questo entusiasmo ha guadagnato un posto nel mio cuore e lo porterò per sempre con me. Grazie a tutti!

Conclusioni?

Il punto di domanda è una svista? Niente affatto. Questo paragrafo l’abbiamo chiamato proprio così: Conclusioni, con il punto di domanda.

Perché dopo un’esperienza così, Il post non è conclusivo, così come il Digitalklive non ha affatto intenzione di concludersi dopo Roma.

Il cantiere che abbiamo messo in piedi resta aperto e continua nei gruppi su Facebook e su Telegram. Gruppi che continuano ad aumentare, perché lo spirito del Digitalklive non smette di diffondersi!

Ci vediamo presto, ci puoi contare!

33 anni, Laureato in Scienze della Comunicazione, mi occupo di Formazione Professionale, Social Media, Copywriting e Blogging. Non parlo di cose che non conosco, quindi parlo poco. Se posso, scrivo. Le cuffie dell'iPod sono il mio scudo contro le chiacchiere inutili.